p 369 .

L'Italia dalla "solidariet nazionale" alla crisi del sistema
politico.

25 . L'assassinio di Aldo Moro: la scomparsa di un protagonista di
nuovi equilibri politici.

Da: Relazione della commissione parlamentare d'inchiesta sulla strage
di via Fani, sul sequestro e sull'assassinio di Aldo Moro e sul
terrorismo in Italia, in Atti parlamentari, Camera, ottavo
legislatura, doc. ventitreesimo, n. 5, volume I .

Il seguente passo  tratto dalla relazione della commissione
parlamentare d'inchiesta sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro, e
sul terrorismo in Italia. Si tratta di un documento che, al di l del
significato politico, riveste anche un indubbio interesse
storiografico. Esso contiene infatti una sintetica ricostruzione delle
vicende politiche italiane, delinea il ruolo svolto da Aldo Moro e le
finalit del suo progetto, e indica gli obiettivi e la strategia delle
brigate rosse.

Il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro, unico caso di sequestro e di
omicidio di un uomo di Stato nell'Europa del dopoguerra, ha coinvolto,
in un'unica, tragica vicenda, la sorte della

p 370 .

vittima nonch valori, princpi, processi politici, interessanti
l'intera societ italiana.
Moro fu ucciso mentre era impegnato da protagonista in una difficile
fase politica che vedeva il realizzarsi di una convergenza di forze
democratiche diverse (DC, PCI, PSI, PSDI, PRI) diretta non soltanto ad
assicurare al Paese un governo in grado di uscire dall'instabilit
conseguente alla crisi degli equilibri politici sui quali si era
fondata la lunga esperienza dei governi di centro-sinistra, ma
soprattutto a superare radicate pregiudiziali tra forze politiche
tradizionalmente antagoniste al fine di creare le condizioni per una
democrazia compiuta.
L'Italia repubblicana, nell'interpretazione di Moro, aveva
attraversato due distinte fasi politiche: la prima caratterizzata da
una alleanza tra DC e partiti di centro; la seconda caratterizzata
dalla collaborazione di governo tra DC e Partito socialista italiano e
da profonde innovazioni rispetto al periodo precedente.
Questa seconda fase, iniziata nei primi anni Sessanta, era giunta,
sempre secondo Moro, al suo esaurimento negli anni 1974-75, durante i
quali si erano verificati grossi avvenimenti politici, come il
referendum sul divorzio (1974), le seconde elezioni regionali (1975) e
la crisi del governo Moro-La Malfa.
A giudizio di Aldo Moro stava aprendosi una terza fase, nella quale
andava posto "il problema del Partito comunista, del difficile accesso
al potere delle massi popolari che in esso si riconoscono" (discorso
al Xlll congresso della DC).
Moro, come ebbe a dire nel suo discorso ai Gruppi parlamentari della
DC del febbraio 1978, riteneva che dalle elezioni politiche del 1976
erano usciti "due vincitori" e che "due vincitori in una battaglia
certamente creano problemi". Il Paese non avrebbe sopportato in quel
momento "un grave scontro, una dissociazione radicale", quale si
sarebbe avuta se il Partito comunista italiano e la Democrazia
cristiana avessero assunto un atteggiamento di rottura.
Questo progetto non esprimeva un'astratta e personale interpretazione
della realt italiana, ma rispondeva all'esigenza di tradurre in atti
concreti quanto a livello di dibattito politico era andato maturando
nei due partiti, in altre forze politiche e in larghi settori
dell'opinione pubblica.
Non era la prima volta che Moro si assumeva il compito di gestire una
fase nuova e difficile giacch, come segretario della DC, era gi
stato l'artefice dell'incontro con i socialisti. Grazie appunto alla
sua incisiva azione politica egli era diventato il punto di equilibrio
tra tutte le forze che si sentivano rappresentate dal suo partito: era
perci l'uomo della continua mediazione, ma anche dell'attenzione a
quanto di nuovo si manifestava nella societ civile. Peraltro il suo
ruolo e la preminenza della sua posizione lo avevano portato ad essere
oggetto di critiche da parte di chi, all'interno o all'esterno, non
condivideva le sue posizioni: e di ci egli era ben consapevole.
Mentre la vicenda politica italiana andava cos evolvendo,
l'organizzazione delle "Brigate Rosse" sviluppava una linea di
intervento nella vita del Paese, diretta ad affermare il primato della
lotta armata sul confronto democratico, la rottura del rapporto tra
movimento operaio e democrazia politica, lo scatenamento della guerra
civile.
Per conseguire questi obiettivi le BR si muovevano lungo varie
direttive: attaccare i quadri intermedi e di base della DC, colpire
quei magistrati e quei pubblici funzionari che si erano pi impegnati
ad assicurare l'efficienza e la credibilit dello Stato, ferire o
uccidere gli uomini degli apparati di sicurezza per scompaginarli,
attaccare e screditare le organizzazioni storiche, politiche e
sindacali, del movimento operaio al fine di logorarne i rapporti con
le masse.
Progetti di destabilizzazione eversiva erano peraltro maturati sia
negli anni precedenti sia in tutto il decennio degli anni Settanta,
anche al di fuori delle BR con i tentativi di carattere golpista e con
le stragi e gli attentati del terrorismo nero. Ma le BR e le
organizzazioni ad esse affini avevano mantenuto come propria
permanente caratteristica l'obiettivo di scatenare la guerra civile
tentando di portare grandi masse popolari sul terreno della lotta
armata.
A partire dal 1975, con la risoluzione della direzione strategica
dell'aprile, le BR individuavano specificamente nella DC l'obiettivo
dei loro attacchi armati. Secondo la loro interpretazione,

p 371 .

in Italia si era costituito un blocco di potere, cinghia di
trasmissione delle decisioni delle societ multinazionali,
comprendente partiti, sindacati e istituzioni. Asse di questo blocco,
nello schematismo brigatista, era la Democrazia cristiana. Perci le
BR, mentre indicavano, in particolare nelle fabbriche, le tradizionali
organizzazioni del movimento operaio come traditrici, attaccavano con
le armi le sedi e gli uomini della Democrazia cristiana.
Il sequestro di Aldo Moro venne preparato con un anticipo di molti
mesi, gi nell'autunno del 1977, periodo di massima accentuazione
dell'azione terroristica.
Si registrano in quell'anno ben 2128 attentati ed atti di violenza
contro persone e cose, contro i 1198 del 1976. Le sedi dei partiti
interessati da attentati, soprattutto incendiari, furono 340 (154 DC,
103 MSI, 77 PCI, 4 PSDI, 2 PDUP); 124 le sedi di caserme di polizia e
dei carabinieri, 140 le sedi di scuole, 50 le sedi di sindacati, 19 le
carceri. I terroristi non trascuravano gli assalti alle sedi di
fabbriche e di giornali (se ne registrarono 22) mentre nelle carceri
si verificarono ben 51 sommosse e 559 evasioni. Vennero uccisi 42
appartenenti alle forze dell'ordine e 47 vennero feriti.

26 . "Tangentopoli" e la crisi del sistema politico italiano.

Da: G. Neppi Modona, Tangentopoli e Mani pulite: dopo le indagini, i
processi, in Stato dell'Italia, Il Saggiatore-B. Mondadori, Milano,
1994 .

Gli sviluppi politici italiani degli anni Novanta sono stati
fortemente condizionati dalle vicende di "tangentopoli", ossia
dall'emergere di gravi scandali politico-finanziari, che hanno
contribuito a mettere in crisi i partiti tradizionali e l'intero
sistema politico. Il giurista Guido Neppi Modona delinea le ragioni
"processuali ed extraprocessuali" di questo fenomeno, che, egli
afferma, ha finito per attribuire alla magistratura un "ruolo
politico, assolutamente inedito nella storia giudiziaria italiana e,
pi in generale, delle democrazie occidentali: quello di aver
contribuito "alla crisi irreversibile di un intero sistema politico,
che aveva governato l'Italia per quasi un cinquantennio".

Le indagini della giustizia penale negli anni 1992-1994 hanno portato
alla luce un diffusissimo sistema di corruzione, nel quale sono
rimasti coinvolti quasi 200 parlamentari dei partiti di governo (e
marginalmente anche delle forze di opposizione), i segretari dei
partiti di maggioranza, numerosi ministri e direttori generali dei
ministeri, la maggior parte degli enti pubblici territoriali e
dell'amministrazione locale, i principali gruppi imprenditoriali e
finanziari.
Non vi  praticamente stato appalto per la prestazione di beni o
servizi in favore della pubblica amministrazione che non sia risultato
inquinato da manovre concussive o corruttive, in vista dell'illecito
finanziamento dei partiti e, sovente, del contestuale arricchimento
personale di esponenti politici e della pubblica amministrazione: in
ciascun settore le varie inchieste giudiziarie hanno accertato
l'esistenza di un copione unico, fatto di reati che spaziano dalla
concussione alla corruzione, dal finanziamento illecito dei partiti
alla ricettazione, dal falso in bilancio alla frode fiscale.
Alla fine del 1993 nella sola sede giudiziaria della procura della
repubblica di Milano oltre 1000 erano le persone sottoposte alle
indagini, 500 gli ordini di custodia cautelare, oltre duecento le
richieste di rinvio a giudizio. A ragione si  dunque parlato di una
vera e propria rivoluzione, condotta con gli strumenti legali del
processo penale. La magistratura  stata accreditata del ruolo
politico, assolutamente inedito nella storia giudiziaria italiana e,
pi in generale, delle democrazie occidentali, di avere concorso alla
crisi irreversibile di un intero sistema politico, che aveva governato
I'ltalia per quasi un cinquantennio. Le ragioni di questa eccezionale
stagione giudiziaria sono nello stesso tempo processuali ed
extraprocessuali [...]. Gli stessi pubblici ministeri di

p 372 .

Milano hanno in pi occasioni rilevato che le cause extraprocessuali
sono state di gran lunga prevalenti: in effetti,  stato il mutamento
del quadro politico e del modo di sentire della gente a consentire ai
giudici di utilizzare gli strumenti processuali al massimo delle loro
potenzialit.
Sul terreno strettamente processuale, le inchieste su "Tangentopoli"
sono state certamente agevolate dagli accresciuti e pi agili poteri
investigativi riconosciuti al pubblico ministero dal nuovo codice di
procedura penale, entrato in vigore nel 1989. Al pubblico ministero 
stata infatti riconosciuta la facolt di svolgere investigazioni
libere, informali e segrete (cio senza obbligo di informare la
persona sospettata e di invitarla a nominare un difensore) sino a
quando i sospetti non si siano trasformati in precisi elementi di
accusa. E' quindi presumibile che i pubblici ministeri di Milano
abbiano svolto investigazioni ben prima del 17 febbraio 1992, data in
cui hanno ufficialmente preso avvio le indagini nei confronti di Mario
Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio [ente comunale milanese
cui fanno capo le istituzioni per l'assistenza agli anziani e
all'infanzia], arrestato in flagranza mentre stava incassando una
modesta tangente di 7 milioni.
Modifiche dell'ordinamento giudiziario coeve all'entrata in vigore del
nuovo codice hanno inoltre legittimato l'istituzione di gruppi di
magistrati coordinati tra loro per seguire a tempo pieno filoni di
indagini particolarmente delicate e complesse: il pool "Mani Pulite"
di Milano  appunto espressione di queste utilissime forme di
coordinamento, gi sperimentate di fatto ai tempi dei processi di
terrorismo e, poi, a Palermo durante le prime grandi inchieste sulla
mafia condotte da A. Caponnetto, G. Falcone e P. Borsellino.
Infine, a Milano come nelle altre sedi giudiziarie, le inchieste "Mani
Pulite" si sono sviluppate senza trovare ostacoli nei paralizzanti
conflitti di competenza tra i vari uffici, che in passato erano stati
una delle cause principali dell'insabbiamento delle indagini sulle
illegalit del potere. Qui le cause processuali si fondono gi con il
nuovo clima politico: i magistrati hanno avvertito che l'opinione
pubblica non avrebbe accettato i trabocchetti dei balletti di
competenza per bloccare o ritardare le indagini e hanno utilizzato i
meccanismi offerti dal nuovo codice per coordinare le inchieste tra le
diverse sedi giudiziarie.
Le cause principali del travolgente sviluppo delle indagini sono per
state politiche e di costume. A mano a mano che si consumava il crollo
del vecchio sistema dei partiti (particolarmente significativa  la
data delle elezioni politiche del 5-6 aprile 1992), sono radicalmente
mutati gli atteggiamenti e la mentalit della coscienza collettiva nei
confronti del malcostume politico-affaristico e dei magistrati che
conducevano le inchieste. Le indagini giudiziarie sono state accolte
con un senso di liberazione anche da chi per lunghi anni era stato
nello stesso tempo artefice e vittima del sistema delle tangenti. Si 
verificato un fenomeno che all'inizio ha sconcertato gli stessi
pubblici ministeri: non solo chi aveva gi ricevuto un'informazione di
garanzia ammetteva le proprie responsabilit e indicava quelle di
altri, ma decine di potenziali imputati, soprattutto imprenditori, si
presentavano spontaneamente negli uffici della procura e confessavano
il pagamento di tangenti.
Nella collaborazione degli stessi imputati con la giustizia sta
probabilmente la causa principale della crescita in progressione
geometrica delle indagini. Ci che sino a ieri era stato accettato
come un'ordinaria regola dell'agire politico, si  trasformato nella
coscienza collettiva in comportamenti politicamente e moralmente
censurabili, non pi sopportabili, anche a costo di pagare di persona.
Caduti i referenti politici che avevano fino ad allora legittimato
quei comportamenti, politici e imprenditori, corrotti e corruttori,
non pi sostenuti dall'esercizio del potere, sono divenuti, di fronte
a se stessi e all'opinione pubblica, ci che in realt erano sempre
stati: ordinari autori di gravi reati, e si sono di conseguenza
comportati come fa qualsiasi imputato, cercando di prevenire o di
ridurre al minimo gli effetti del processo penale.
L'atteggiamento collaborativo della maggior parte degli stessi
imputati  stato dunque determinante. Non si dimentichi che gli
illeciti trasferimenti di denaro in nero non lasciano

p 373 .

prove documentali e possono essere accertati solo mediante le
ammissioni di chi ha dato o ricevuto: anche il pagamento di una
tangente in Svizzera pu essere verificato solo dopo che uno degli
imputati abbia indicato la banca e il numero del conto.

27 . Si pu parlare di "seconda repubblica"?

Dal discorso pronunciato da don Giuseppe Dossetti il 20 gennaio 1995
al convegno Costituzione oggi: princpi da custodire, istituti da
riformare, promosso dal movimento "Citt dell'uomo".

La crisi del sistema politico italiano, diventata irreversibile a
partire dalla fine degli anni Ottanta con il logoramento della
maggioranza di pentapartito, prelude ad una nuove fase della storia
del nostro paese. Ma, a tale proposito, si pu parlare di "seconda
repubblica"? Giuseppe Dossetti, deputato alla Costituente,
appartenente alla sinistra della DC e allontanatosi dal partito e
dalla politica negli anni Cinquanta per prendere i voti monastici e
sacerdotali, ritiene che "non si possa e non si debba, in nessun modo,
parlare di seconda repubblica".

Comincer con una questione preliminare, che potrebbe sembrare anche
solo nominale ma che, a mio avviso,  di grande importanza per un sano
orientamento nel complesso dei problemi che oggi si sono affrontati.
Credo che per ora non si possa e non si debba, in nessun modo, parlare
di Seconda Repubblica.
Direi piuttosto che questo termine, per ora, debba essere totalmente
bandito: in quanto nato da una avventata superficialit giornalistica
e supinamente ricevuto da una vasta parte dell'opinione pubblica, gi
profondamente disorientata e ulteriormente, proprio da questa
locuzione, tratta in una serie inestricabile di inganni.
Di Seconda Repubblica, sino ad ora, non c':
- n il fondamento storico, in nessun evento intervenuto nella
globalit della compagine del nostro Paese: che, comunque, possa esser
preso a punto di partenza di una effettiva interruzione della
continuit storica;
- n il fondamento giuridico, in una volont precettiva che abbia anche
solo iniziato una elaborazione nuova del patto fondamentale della
nostra convivenza: non pu esserlo di certo il solo passaggio, e anche
questo molto incompleto, dal sistema elettorale su base proporzionale,
al sistema maggioritario. La semplice sostituzione di una legge
elettorale a un'altra non pu importare alcuna discontinuit di
rilievo costituzionale; al massimo ha operato - concorrendo altri
fattori (Mani Pulite) - soltanto un mutamento, e anche questo pi
apparente che sostanziale, del personale politico;
- n vero fondamento politico: si  tanto parlato della fine della
cosiddetta partitocrazia, per ritrovarci - come hanno dimostrato ad
evidenza tutti questi mesi e ancor pi queste ultime settimane - di
fronte agli stessi abusi aggravati (in particolare l'occupazione dei
poteri pubblici e delle istituzioni), agli stessi schemi operativi
(lottizzazioni), alle stesse procedure (convocazioni e negoziazioni di
vertici; sottodivisioni di gruppi e nuove formazioni di correnti) dei
vecchi partiti. E pi precisamente non ad opera di partiti nuovi e
rispondenti ad una nuova visione organica della cosa politica, ma:
- o partiti che non erano e non sono neppure tali, cio realt
organiche e formate ad un comune sentire maturo, ma ancora sono
soltanto accostamenti improvvisati di persone e di interessi;
- o partiti che, pur essendo tali, non appaiono per nulla nuovi, ma
sono visti piuttosto ancora come ispirati a residui di vecchie
ideologie o culture, e governati in gran parte dai vecchi apparati.

p 374 .

lnfine la locuzione di Seconda Repubblica non corrisponde a una
qualsiasi coscienza esperienziale nell'animo della maggior parte del
nostro popolo che nella quotidianit della vita, invece, non
esperimenta ancora per nulla la novit che dovrebbe avanzare, ma solo
esperimenta il vecchio che tarda a morire.
Quindi, a ben riflettere, tale locuzione va, per ora, decisamente
rimossa, perch essa  una formula inesatta ed impropria, che pu solo
veicolare dei veri e propri errori storici, giuridici, politici,
etici: cio traina ed insinua nelle menti, che supinamente
l'accettano, una falsa cultura decadente e disgregante.
